Bauli mangia Motta?

«Il gruppo Nestlé ha avviato trattative con la Bauli per la cessione del business dei prodotti dolciari da ricorrenza e dei marchi Motta e Alemagna ad esso direttamente collegati, nonché del connesso sito produttivo di San Martino Buon Albergo (VR). Resteranno invece di proprietà Nestlé i marchi Motta e Alemagna nel settore dei gelati e surgelati» il Sole24ORE, mercoledì 3 giugno 2009.

Ci voleva una notizia bomba come questa per decidermi ad aprire questo blog panettonico.

Telefono in Nestlé Italia a Milano. Mi dicono di aver conosciuto l’acquirente solo ieri, ma di sapere da una ventina di giorni che le altissime sfere avevano ricevuto una proposta d’acquisto. Dell’accordo farebbe parte l’intera business unit forno – pare – dirigenti compresi.

Chiamo la Bauli a Verona. La responsabile PR è in riunione, mi passano direttamente il presidente, Alberto Bauli. Non trovo barriere, credo, perché l’ho intervistato un paio d’anni fa per il mio libro. Congratulazioni, esordisco. È troppo presto, risponde. Non mi può dire nulla? azzardo. Nulla, è la risposta ovvia. Allora pre-congratulazioni, concludo. Le prendo per un buon auspicio, è il suo saluto.

Che cosa succederà nel mondo dei dolci natalizi, se andrà a buon fine quest’acquisizione? Tutto il panettone prodotto in Italia torna italiano, per cominciare. Ci sarà un colosso, Bauli-Motta, con poco meno del 50% del mercato, e poi tutti gli altri, con percentuali da meno del 15% in giù. Fa specie che Milano, origine del panettone e sede della Nestlé Italia, sia stata a questo punto anche simbolicamente soppiantata da Verona, che per altro nella sua provincia ospitava già da decenni gli stabilimenti produttivi della Motta-Motta, della Motta-SME e poi della Motta-Nestlé.

Anche Melegatti e Paluani sono in provincia di Verona. Battistero a Parma. Balocco, Maina e Bistefani in Piemonte, come Galup, marchio illustre oggi di nicchia. Tre Marie della Gran Milano è rimasta l’unica grande azienda a produrre a Milano, ma la proprietà è del gruppo Sammontana, che fa capo a Empoli.

Come verrà utilizzato il marchio milanese da Bauli? Fino a ieri Motta era il suo più aspro concorrente. Si combattevano a colpi di spot sullo stesso terreno. Succederà come alla Fiat, quando ha comprato Lancia e Alfa? La casa automobilistica torinese ha segmentato, per occupare diverse fasce di mercato e/o diversi posizionamenti – eleganza, sportività, praticità. O accadrà come alla stessa Nestlé, quando ha incamerato i due marchi natalizi milanesi e ha deciso di congelarne uno, Alemagna, per evitare del tutto la concorrenza interna? Opinioni, previsioni e commenti sono caldamente richiesti.

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10 Risposte to “Bauli mangia Motta?”

  1. stanislao Says:

    Ricevo via mail da Umberto C., amico pubblicitario:

    Che commenti vuoi che faccia vecchio Stanis, non è la prima volta che Nestlè molla un marchio che aveva acquistato anni prima. Lo ha fatto con un altro mio cliente, Principe, il più grande produttore di S. Daniele.
    Dopo aver acquistato uno stabilimento, vicino a Vicenza, King’s è il suo nome e dopo averlo gestito da multinazionale, cioè male per un prodotto artigianale, ha capito di non essere all’altezza.

    Ciau
    u

  2. stanislao Says:

    Ricevo, ancora via mail, dall’immenso Iginio Massari:

    Buongiorno
    Porzio,
    Sant’Agostino, che se ne intendeva bene di passaggi dall’al di là
    all’al di qua, di terreno e di celeste, di contingente e di eterno,
    diceva di sapere cos’era il tempo se nessuno gli chiedeva di definirlo.

    La domanda è pressapoco la stessa. Nestlè-Bauli per le persone che
    vivono di sentimenti, la loro risposta è: la tradizione torna agli
    italiani, per i due colossi è una questione di euro, per il lavoro sarà
    una questione di scelte tecniche, scuola veronese o milanese?
    Gino.

  3. Gianni Says:

    Anche se non sono per partito preso un difensore dell’italianità a tutti i costi, nel caso dell’industria alimentare mi sembra una buona notizia. Il panettore è meglio se ritorna italiano, al contrario dell’Alitalia che forse sarebbe stato meglio se fosse diventata straniera.

  4. stanislao Says:

    Altro commento di un amico pubblicitario, Marco M (chissà perché non li postate direttamente sul blog:-):

    Caro Stanis,

    vedo che ormai sei diventato un’autorità in materia.
    Ritengo che, al di là delle economie di scala che Bauli riuscirà auspicabilmente a impostare sulla produzione e commercializzazione dei dolci da ricorrenza, il vero interesse dell’operazione risieda nella possibilità di aprirsi al mercato dei prodotti continuativi. La trasversalità di Motta tanto rispetto alle categorie merceologiche che alle stagionalità è un dato acquisito e permette di immaginare una serie di nuovi prodotti in grado di stare sullo scaffale in modo credibile tutto l’anno, non solo a Natale o a Pasqua.
    Si parla tanto di opportunità che nascono dalle crisi; direi che questo ne è un chiaro esempio. Tanto di cappello a chi ha avuto il coraggio di raccogliere la sfida e in bocca al lupo.

    ciao

    Marco

  5. stanislao Says:

    Ampelio Sanson ha commentato in maniera interessante la notizia sull’altro mio blog:

    http://cibidistrada.wordpress.com/2009/06/04/bauli-mangia-motta-la-notizia-vale-un-blog/#comments

  6. stanislao Says:

    Bello: è arrivato un commento di Alessandro Molinari Pradelli.
    Brutto: ancora una volta via mail. Poffarre! Faccio, quindi, il solito copia-incolla:

    La notizia m’ha fatto enormemente piacere. Un pezzo importante della nostra civiltà della tavola che rientra nei confini originari, gestita da altrettanti bravi imprenditori. Sapranno dar lustro a queste storiche, gloriose aziende. Non sono portato per i dolci, ma da sempre i miei regali per le feste erano anche dedicati al panettone. Un ritorno alle origini che mi porta gioia e tanta fierezza.
    C’è, nascosta dal marasma sporco della politica, un’Italia seria e capace. Purtroppo tocca soltanto a lei a far tornare i conti.
    Bravi quelli della Bauli, il prosecco per brindare lo metto io.
    Alessandro

  7. Rinaldo Citterio Says:

    Che Motta rimanga a Nestlè o che vada a Bauli mi sembra, purtroppo, l’ennesimo segno di una globalizzazione galoppante. Sarò un romantico, ma che bello sarebbe se Motta fosse di Motta e se il panettone fosse prodotto a Milano!

  8. gabriele Says:

    Che dire? Meglio così. Meglio che l’appiattimento faccia un modesto regresso, piuttosto che avanzare. E comunque diamo forza ai piccoli produttori di qualità, mangiamone di meno. Anche solo alle feste, ma fatto bene.
    Tanto gli anni sessanta, quando con mio fratello facevamo a gara nel dire marche di panettone mentre viaggiavamo sul sedile posteriore dell’850 blu-mutanda, quelli non torneranno più.

  9. Zaverio Says:

    Caro Stanis, al di la delle vicissitudini industrial-globalizzanti, l’importante è che resista (e magari riemerga con maggior visibilità) la cultura della qualità, anche del panettone, perché no?
    Quindi chissenefrega se Bauli mangia Motta o viceversa, basta che anche quest’anno ci sia l’attesissima “convention” di Re Panettone e noi buongustai saremo comunque soddisfatti;-)
    Avanti così vecchio Stanis, resistere, resistere, resistere!

  10. Alemagna esiste « Il panettone Says:

    […] By stanislao A proposito di marchi che cambiano casa, i nostalgici sappiano che il marchio Alemagna, in via di trasferimento a Bauli, non ha mai cessato […]

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