Motta: stato dell’arte

Al banco, scambio la patente con un badge elettronico che non funziona. Me lo cambiano, ma le giovani vigilantes devono comunque aprire manualmente la sbarra che mi impedisce l’ingresso. Stamattina in Nestlé la tecnologia mi respinge, ma per fortuna solo quella. Al sesto piano trovo ad accogliermi sorridente Serena Rho, accanto al manifesto Motta anni Trenta di Sepo. È la product manager della business unit forno, ovvero si occupa del marchio Motta. Giovane, torinese, lavora da cinque anni nella sede milanese della multinazionale svizzera.

Avevo preso quest’appuntamento prima del 3 giugno, data in cui è stato comunicato ufficialmente l’inizio della procedura di acquisizione dei marchi Motta e Alemagna da parte di Bauli. Pensavo di parlare del futuro, ma, vista la situazione, dovrò accontentarmi di fare domande relative al passato e al presente. Cominciamo dai risultati (quelli che non amano le percentuali, saltino a piè pari il paragrafo).

«Il Natale 2008 ha visto Motta e Bauli co-leader del segmento panettone, entrambi al 18,6% del mercato a volume. Motta era in ripresa, perché nei precedenti tre anni aveva perso il primato. Nel segmento farciti abbiamo ottenuto il secondo posto, con un incremento dello 0,7%, grazie a due prodotti a marchio Tartufone: il dolce tartufato e il pandoro tartufato, a volume la seconda e la terza referenza del mercato. Anche nel comparto pandoro, che non è certo il core business Motta, ci è andata molto bene: con il 7,9% ci siamo piazzati quarti dietro Balocco (8,7%), Melegatti (17,3%) e naturalmente Bauli, leader con il 27,7%. Il mercato dei prodotti natalizi aveva perso l’1,4% a volume, registrando però un piccolo incremento a valore (+0,8%). Come dire che si è venduto qualche chilo di panettone in meno dell’anno scorso, ma per una cifra di poco superiore a quella spesa l’anno scorso. E questo è accaduto  per numerosi motivi, fra i quali anche la crescita dei prezzi di alcune materie prime» [i dati sono tratti della rilevazione Nielsen Scantrack dello scorso Natale. Ndr].

E la comunicazione?

«Per quanto riguarda la tv, abbiamo mantenuto la stessa strategia degli anni passati, riproponendo lo stesso spot. Nonostante fosse al quinto anno di vita, ha conservato interesse per il pubblico, come ha confermato la successiva ricerca. Le novità hanno riguardato l’impiego della radio: per riavvicinare il nostro marchio anche a un pubblico più giovane, dai 25 ai 40 anni, abbiamo concordato interventi speciali progettati dalle stesse redazioni delle emittenti radiofoniche, trasmissioni con telefonate e giochi. Su Radio 105 abbiamo addirittura sponsorizzato l’intera giornata di Natale. I risultati sono stati molto positivi. Quanto a Bauli, ha fatto evolvere la sceneggiatura della sua precedente comunicazione in senso corale. I bambini cantavano insieme, festeggiavano insieme e mangiavano insieme».

Chiedo un po’ di notizie sulla business unit interessata dall’acquisizione.

«La produzione Motta riguarda panettoni, pandori e altri dolci di ricorrenza; poi tutta la linea di farciti Tartufone, i cioccolatini, che si producono a Perugia [negli stabilimenti dell’antica Perugina. Ndr] e i marron glacé, che nascono in due stabilimenti dell’Italia del Sud».

Marron glacé?

«Certo. È stata proprio Motta a portarli nella grande distribuzione».

Mentre lo dice, penso che la sua anima torinese si stia ribellando di fronte alla volgarizzazione di una chicca sabauda. Il rovescio positivo della medaglia è che la GDO è anche democratizzazione. Meglio un buon marron glacé industriale che nessun marron glacé artigianale.

«Con il marchio Alemagna, invece, realizziamo panettoni e pandori che proponiamo ai cosiddetti cestisti, gli assemblatori di cesti natalizi ».

E i dipendenti?

«Qui in sede a Milano siamo in ventotto. Negli stabilimenti di S. Martino Buonalbergo, in provincia di Verona, tra fissi e stagionali si arriva a ottocento dipendenti. Abbiamo saputo che fino al 31 marzo 2010 noi di Milano resteremo in questi uffici. Più avanti, non so. Quello che so per certo è che il Natale Motta 2009, inteso come gamma prodotti, è stato già programmato interamente qui, da noi».

La lascio ai suoi impegni e al suo pancione: entrerà in maternità a fine luglio, con tutti i nostri auguri. La nascita imminente, però, le impedirà di vedere da vicino le prime fasi di un’altra gestazione, quella della Baulimotta. Uscito dagli uffici  continuo a chiedermi che cosa sarà dei vecchi e gloriosi marchi milanesi. Sono certo che i manager Bauli hanno le idee molto chiare. Ma quali?

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Una Risposta to “Motta: stato dell’arte”

  1. Alemagna esiste « Il panettone Says:

    […] per una linea di panettoni e pandori  dedicata ai produttori di cesti natalizi, come scrivevo in un precedente post. Questo è il […]

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